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Un'analisi del concetto di abnormità nel mondo infortunistico, in riferimento al commento di una sentenza della Corte di Cassazione

Abnormità: il concetto nell’ambito del lavoratore infortunato

Il tema del comportamento del lavoratore che ha subito un infortunio e quando lo stesso è da considerarsi abnorme o esorbitante ritorna spesso nelle sentenze della Corte dii Cassazione in quanto è uno dei principali motivi al quale fa ricorso la difesa degli imputati, condannati per le lesioni subite dal lavoratore a seguito dell’infortunio, al fine di sostenere la tesi della interruzione del nesso di causa tra azione ed evento del reato.

 

A seguito di un ricorso presentato da una società che è stata ritenuta colpevole di aver messo a disposizione di un dipendente dell’azienda un tornio non dotato dei dispositivi di sicurezza adeguati, la Corte di Cassazione ha sfruttato questa opportunità per ribadire tutta una serie di indirizzi che definiscono al meglio i criteri di valutazione in materia di abnormità nel comportamento di un lavoratore infortunato.

 

Il datore di lavoro che non adempia agli obblighi di informazione e formazione, gravanti su di lui e sui suoi delegati, ha ricordato la suprema Corte, richiamando la sentenza n. 39765 del 19/05/2015 della IV Sezione penale risponde, a titolo di colpa specifica, dell’infortunio dipeso dalla negligenza del lavoratore se nel luogo di lavoro ha posto in essere condotte imprudenti, in quanto si è trattato di una conseguenza diretta e prevedibile della inadempienza degli obblighi formativi.

Il fatto e l’iter giudiziario

La Corte di Appello ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata dal Tribunale nei confronti del legale rappresentante di una società la quale aveva cagionato a un suo dipendente delle lesioni personali dalle quali era derivata una malattia superiore a quaranta giorni.

 

All’imputato era stato contestato di aver messo a disposizione dei lavoratori un tornio parallelo di tipo manuale privo di microinterruttore atto ad impedire l’apertura dello schermo protettivo durante il ciclo di lavorazione e dotato, inoltre, di schermo di scarsa consistenza, inidoneo ad offrire adeguata e completa protezione in caso di proiezione di una massa importante violentemente espulsa dal tornio, ed opaco al punto da rendere difficile, per il lavoratore, operare a protezione abbassata. L’imputato è stato accusato inoltre di aver omesso di adottare adeguate misure tecniche ed organizzative atte a garantire l’utilizzo corretto del macchinario.

Elementi a favore del ricorso dell’imputato

L’imputato è ricorso avverso la sentenza di appello, a mezzo del difensore, sollevando delle motivazioni. Lo stesso ha sostenuto, innanzitutto, che le risultanze dell’istruttoria dibattimentale avevano evidenziato che il dipendente infortunatosi era perfettamente formato ed in grado di usare correttamente il tornio in questione. La sentenza impugnata, secondo il ricorrente, inoltre è apparsa illogica e contraddittoria anche laddove aveva adombrata una costante prassi scorretta nell’uso delle macchine tornitrici all’interno dell’azienda in quanto se l’utilizzo scorretto di griffe, tornio e misura dei pezzi in lavorazione fosse stato costante vi sarebbero state più rotture che invece non si erano verificate in precedenza.

 

Il ricorrente ha inoltre riscontrato una violazione di legge e un vizio di motivazione in relazione agli artt. 40 e 41 cod. pen., laddove la Corte territoriale aveva escluso che la condotta del lavoratore era stata esorbitante.

Le decisioni della Corte di Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto inammissibile da parte della Corte di Cassazione in quanto manifestamente infondato.
Fornire adeguata formazione ai lavoratori è uno degli obblighi principali gravanti sul datore di lavoro e sui soggetti preposti alla sicurezza del lavoro, secondo la Corte Suprema. Il datore di lavoro ha l’obbligo di rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui essi sono esposti, altrimenti egli sarà chiamato a rispondere dell’infortunio occorso al lavoratore, laddove l’omessa formazione possa dirsi causalmente legata alla verificazione dell’evento.

 

In definitiva, secondo la Sez. IV, la Corte territoriale aveva adeguatamente illustrato come dall’istruttoria dibattimentale era evidentemente emerso che la carenza di formazione ed informazione del lavoratore avesse rappresentato l’esclusiva ragione della verificazione dell’incidente.

 

Sul punto la Corte di Appello aveva ricordato come il comportamento del lavoratore, chiamato ad eseguire un’operazione per la quale non era stato adeguatamente formato e, in particolare, ad utilizzare un macchinario senza essere stato preventivamente informato dei suoi limiti di utilizzo. La sentenza impugnata, inoltre, non aveva trascurato la circostanza che sullo stesso tornio, non molto tempo prima, si era verificata un’analoga rottura delle griffe.

 

Alla inammissibilità del ricorso la Corte di Cassazione ha fatto quindi conseguire la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 2000 euro in favore della Cassa delle ammende.