Anticorruzione, nuove Linee Guida dell’Authority: le controllate devono motivare la mancata adozione del Modello “231”

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha emanato le nuove Linee Guida «per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici».

La delibera 1134/2017 – approvata definitivamente dall’Authority lo scorso 8 novembre, in seguito alla consultazione online e al parere favorevole del Consiglio di Stato – entrerà in vigore dalla data di pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale, andando così a sostituire la precedente determinazione 8/2015. 

Il primo aspetto di novità del documento è legato all’ambito soggettivo di applicazione della normativa. Per quanto concerne l’adozione delle misure di prevenzione della corruzione, l’A.N.AC. distingue infatti tre tipologie:

– «le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che adottano il Piano di prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPC);

– i soggetti di cui all’art. 2-bis, co. 2, del d.lgs. 33/2013, tenuti ad adottare misure integrative di quelle adottate ai sensi del d.lgs. 231 del 2001: enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico come definite dall’art. 2, co. 1, lett. m), del d. lgs. 175 del 2016, associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell’ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell’organo d’amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni;

– i soggetti di cui all’art. 2-bis, co. 3, del d.lgs. 33/2013, sono invece esclusi dall’ambito di applicazione delle misure di prevenzione della corruzione, diverse dalla trasparenza».

È rilevante anche la descrizione dell’ambito oggettivo, che è rappresentato dall’esercizio di attività di pubblico interesse, definendo il perimetro di applicazione del D. Lgs. 33/2013 per le società partecipate, per quelle in controllo pubblico che svolgono solo parzialmente attività di pubblico interesse e per gli altri enti di diritto privato. 

Le attività di pubblico interesse sono quelle di: esercizio di funzioni amministrative (ad esempio: certificazione, accreditamento, rilascio autorizzazioni o concessioni); servizio pubblico (es: servizi di interesse generale e di interesse economico generale); produzione di beni e servizi resi a favore dell’amministrazione e strumentali al perseguimento delle proprie finalità istituzionali (es: raccolta dati e servizi editoriali di interesse per l’amministrazione affidante).

Le Linee Guida individuano inoltre una specifica disciplina per le società in controllo pubblico, secondo cui, «in una logica di coordinamento delle misure e di semplificazione degli adempimenti, le società integrano, ove adottato, il “modello 231” con misure idonee a prevenire anche i fenomeni di corruzione e di illegalità in coerenza con le finalità della legge n. 190 del 2012». Misure che saranno collocate in una sezione apposita del Modello e dunque chiaramente identificabili. 

In tema di responsabilità degli enti, il documento specifica che – «poiché il comma 2 bis dell’art. 1 della l. 190/2012, introdotto dal d.lgs. 97/2016, ha reso obbligatoria l’adozione delle misure integrative del “modello 231”, ma non ha reso obbligatoria l’adozione del modello medesimo» – è fortemente raccomandata (ove le società non vi abbiano provveduto) «l’adozione di tale modello, almeno contestualmente alle misure integrative anticorruzione».

Le società che, al contrario, «decidano di non adottare il “modello 231” e di limitarsi all’adozione del documento contenente le misure anticorruzione dovranno motivare tale decisione».

In sede di vigilanza, l’A.N.AC. «verificherà quindi l’adozione e la qualità delle misure di prevenzione della corruzione e monitorerà lo stato di adozione del “modello 231″».

Si segnala, infine, la valutazione dell’Authority sul rapporto tra RPCT e OdV, secondo la quale “in ragione delle diverse funzioni attribuite al RPCT e all’OdV dalle rispettive normative di riferimento (…) si ritiene necessario escludere che il RPCT possa fare parte dell’OdV, anche nel caso in cui questo sia collegiale (…). In ogni caso, considerata la stretta connessione tra le misure adottate ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001 e quelle previste dalla legge n. 190 del 2012, le funzioni del RPCT dovranno essere svolte in costante coordinamento con quelle dell’OdV nominato ai sensi del citato decreto legislativo». 

Per tutti gli adempimenti indicati nelle Linee Guida il termine viene fissato al 31 gennaio 2018, in concomitanza con la scadenza per l’adozione dei Piani Triennali per la Prevenzione della Corruzione (PTPC).

(Fonte: AODV231)

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