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Attrezzature non conformi e macchine non sicure sui luoghi di lavoro

Attrezzature non conformi e macchine non sicure sui luoghi di lavoro

La sentenza n. 8946 del 01 marzo 2019 si sofferma sul tema delle responsabilità riguardo la presenza nei luoghi di lavoro di attrezzature non conformi e di macchine non sicure. In particolare, la sentenza fa riferimento al caso dello schiacciamento di una mano di un lavoratore durante la pulizia di un macchinario in movimento.

 

Il fatto

Il datore di lavoro ed amministratore delegato della società era stato accusato di aver cagionato per colpa al lavoratore H.M.M. un trauma da schiacciamento dell’arto superiore.

 

Il motivo è non aver messo a disposizione dei lavoratori macchine conformi alle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. E , inoltre, per non aver adottato le misure tecniche ed organizzative volte ad impedire che il lavoratore effettuasse la pulizia del macchinario con gli elementi in moto.

 

Nelle fasi di merito (il processo di primo grado e quello di appello), il lavoratore era addetto ad un macchinario consistente nella linea di produzione di una guaina che, per essere confezionata in rotoli, passa nelle diverse fasi di lavorazione su un certo numero di rulli disposti su due piani. Per evitare che la guaina si incolli, passa in una parte di macchinario in cui è cosparsa di talco. Quando il talco viene rilasciato in eccesso, può capitare che sui rulli, ed in particolare su un rullo detto ‘ballerino’ (perché si sposta per tenere in costante tensione la guaina), si formino incrostazioni o grumi che devono essere rimossi per non danneggiare il prodotto.

 

Il lavoratore, data la presenza sul rullo ‘ballerino’ di grumi di talco, era salito su una scaletta a due gradini ed aveva cercato di rimuoverli con un attrezzo metallico. Si era aiutato con la mano sinistra protesa sul rullo in movimento, che era rimasta intrappolata tra il rullo e la guaina”.

 

Il ricorso

Il lavoratore ricorre per cassazione con tre motivazioni: 

 

  • In primo luogo per vizio di motivazione e travisamento della prova nel punto in cui la Corte di Appello ha argomentato in ordine alla sussistenza della prassi aziendale di eseguire operazioni di pulizia sul rullo dell’impianto di produzione con la macchina in movimento.
  • In secondo luogo, si sofferma sui dubbi avanzati dalla Corte territoriale in merito alla credibilità della testimonianza del teste. Questo, aveva dichiarato che le operazioni di pulizia si facevano con la macchina ferma e che i lavoratori erano stati istruiti. Ma la sua deposizione è stata ritenuta contrastante con il quadro probatorio, sebbene solo il lavoratore infortunato avesse dichiarato di aver sempre rimosso i depositi di talco con la macchina in movimento.
  • Infine, si deduce “omessa valutazione delle dichiarazioni del teste in ordine alle prescrizioni impartite ai lavoratori”. Solo il lavoratore infortunato aveva dichiarato che nessuno gli avesse comunicato che la pulizia dovesse essere fatta a macchina ferma. Mentre, tutti i lavoratori, ne erano a conoscenza. Inoltre il teste aveva ricordato l’emissione di circolari in tal senso, con avvisi affissi in bacheca e consegnati ai lavoratori. Il teste aveva poi riconosciuto nella documentazione prodotta dalla difesa le circolari in questione, ma la Corte ne ha omesso ogni valutazione.

 

 In conclusione, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

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