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Come prevenire i rischi delle radiazioni ottiche

Come prevenire i rischi delle radiazioni ottiche

 

Il Testo Unico recepisce la direttiva 2006/25/CE che riporta le ‘prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche artificiali)’.

 

Nonostante la normativa vigente ancora oggi si riscontrano in attività lavorative che comportano elevate esposizioni a radiazioni ottiche artificiali (ROA) “notevoli carenze nell’attuazione delle misure di tutela minime previste dalla normativa, ed una scarsa consapevolezza del rischio da parte degli attori della prevenzione aziendale e conseguentemente dei lavoratori esposti”.

 

Radiazioni ottiche artificiali: indicazioni per la prevenzione e protezione

 

La relazione si sofferma sulle “principali tipologie di danno che l’interazione della radiazione ottica con l’occhio e la cute può provocare e che il Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/2008 intende prevenire”.

Si segnala, a questo proposito, che gli effetti dell’esposizione “dipendono dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente, mentre dall’intensità dipendono la possibilità che questi effetti si verifichino e/o la loro gravità”.

 

Viene poi segnalato che i limiti di esposizione fissati dal D.Lgs. 81/2008 definiscono “i livelli di esposizione non superabili nell’arco della giornata lavorativa, al di sotto dei quali, di solito, non si verificano effetti dannosi di tipo deterministico in soggetti adulti sani, cioè effetti per i quali è nota la soglia di insorgenza e la cui gravità è funzione dell’entità dell’esposizione”.

I limiti di esposizione sono stati dunque fissati per soggetti sani: “nei casi di soggetti ‘particolarmente sensibili’ alla radiazione ottica, ovvero in presenza di sostanze fototossiche o foto allergizzanti, il rispetto dei limiti di esposizione può non essere sufficiente a garantire la prevenzione di effetti avversi indesiderati e si rende perciò necessario, in fase di scelta delle appropriate misure di tutela, approfondire le valutazioni insieme al medico competente e, nel dubbio, adottare, anche in via cautelativa, ulteriori precauzioni e misure di protezione”.

 

Radiazioni ottiche artificiali: come prevenirle

 

La normativa “prevede che la valutazione dei rischi dovuti all’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali prenda in esame anche:

  • qualsiasi effetto sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio;
  • qualsiasi eventuale effetto sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori risultante dalle interazioni sul posto di lavoro tra le radiazioni ottiche e le sostanze chimiche fotosensibilizzanti”.

 

Poiché generalmente in sede di valutazione dei rischi il datore di lavoro “non può essere a conoscenza di tutte le situazioni specifiche, per esempio non può sapere se un lavoratore sta seguendo un trattamento medico con farmaci  fotosensibilizzanti, o se è un soggetto particolarmente sensibile”, è indispensabile che ciascun lavoratore esposto al rischio ROA “sia in grado di individuare la sussistenza ovvero l’insorgenza di eventuali condizioni individuali di suscettibilità al rischio espositivo”. A tal fine è indispensabile “che tali importanti aspetti siano trattati nell’ambito della formazione prevista dalla normativa, in stretta collaborazione con il medico competente e con l’attività di sorveglianza sanitaria prevista per i lavoratori professionalmente esposti a ROA”.

Sempre in relazione alla valutazione del rischio si segnala poi che la normativa richiede che, in primo luogo, si prenda in considerazione “la possibilità di ridurre il rischio alla fonte”.

 

Si indica poi che laddove l’attività comporti il superamento dei valori limite di esposizione “qualora non si adottino specifici dispositivi di protezione, è necessario ricorrere a soluzioni tecniche e procedurali quali:

  • la definizione di “zone ad accesso limitato”: zone “contrassegnate da idonea segnaletica di sicurezza, ove chiunque acceda deve essere informato e formato sui rischi di esposizione alla radiazione ottica emessa dalle sorgenti in esse contenute e sulle appropriate misure di protezione”. È una soluzione “particolarmente utile per evitare esposizioni indebite, vale a dire esposizioni di lavoratori inconsapevolmente esposti e non direttamente coinvolti nelle operazioni con sorgenti ROA potenzialmente nocive, nonché esposizioni di soggetti particolarmente sensibili”. Si ricorda che ai sensi dell’art. 217, comma 2, del D.Lgs. 81/2008, (e anche dell’Allegato XXV), è “sempre necessario delimitare le aree in cui i lavoratori o le persone del pubblico possono essere esposti a valori superiori a valori limite di esposizione. L’area va indicata tramite segnaletica e l’accesso alla stessa va limitato laddove ciò sia tecnicamente possibile e sussista un rischio di superamento dei valori limite di esposizione”. Nell’intervento si riportano indicazioni sulle specifiche sanzioni previste per la violazione del comma 2 e comma 3 dell’articolo 217 del D.Lgs. 81/2008;
  • “il contenimento della sorgente all’interno di ulteriori idonei alloggiamenti schermanti completamente ciechi oppure di attenuazione nota, in relazione alle lunghezze d’onda di interesse; ad esempio, la radiazione UV si può schermare con finestre di vetro o materiali plastici trasparenti nel visibile;
  • l’adozione di schermi ciechi o inattinici a ridosso delle sorgenti (es.: gli schermi che circondano le postazioni di saldatura, come da UNI EN 1598:2004);
  • la separazione fisica degli ambienti nelle quali si generano ROA potenzialmente nocive dalle postazioni di lavoro vicine;
  • l’impiego di automatismi (interblocchi) per disattivare le sorgenti ROA potenzialmente nocive (es.: lampade germicide a raggi UV) sugli accessi ai locali nei quali queste sono utilizzate”.

 

Fonte: Punto Sicuro