fbpx
COVID-19: cosa fare per migliorare la qualità dell’aria?

COVID-19: cosa fare per migliorare la qualità dell’aria?

In questo periodo, la necessità di apportare un livello di miglioramento della qualità dell’aria ha costituito un’importante opportunità per affrontare “con maggiore consapevolezza, alcuni temi cruciali e di grande attualità, fino ad oggi troppo spesso trascurati”.

A ricordarlo è il nuovo Rapporto ISS COVID-19, n. 11/2021, dal titolo “ Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2.

 

Esso ricorda che sul piano operativo, con l’aggiornamento e l’applicazione dei “protocolli anti-contagio” “sono state implementate, e messe in atto, strategie organiche, che tengono conto delle misure essenziali di contenimento e contrasto alla diffusione della pandemia, per rispondere alle esigenze di salvaguardia della salute sia per il personale, sia per i fruitori/pubblico, sia per quelle figure impegnate nelle varie attività (imprese di pulizia, manutenzioni, fornitori), compreso il programma di vaccinazione dei lavoratori”.

 

Consigli, azioni e raccomandazioni generali

Vengono riportati alcuni “consigli, azioni e raccomandazioni generali da mettere in atto giornalmente per continuare a limitare ogni forma di diffusione del virus SARS-CoV-2 e delle sue varianti

Ad esempio si indica che bisogna “garantire un buon ricambio dell’aria con mezzi naturali o meccanici in tutti gli ambienti e aree dove sono presenti persone e nelle postazioni di lavoro, con l’obiettivo generale di migliorare con continuità l’apporto di aria primaria esterna e favorire l’apertura di finestre e balconi.

Si sottolinea che “scarsi ricambi d’aria favoriscono, negli ambienti indoor, l’accumulo e l’esposizione a inquinanti che possono facilitare la trasmissione di agenti patogeni tra i lavoratori e gli utenti/fruitori”.

In ogni caso il ricambio dell’aria “deve tener conto delle caratteristiche dell’edificio, delle sue dimensioni e dell’ampiezza di ambienti, aree e locali, del numero e dell’età di lavoratori e utenti/fruitori presenti, del tipo di attività svolta, della durata di permanenza negli ambienti e nelle aree per prevenire gli effetti sulla salute”.

È certamente opportuno evitare durante il ricambio naturale dell’aria la creazione di condizioni di disagio/discomfort (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) per il personale e gli utenti.

Pertanto, si consiglia, dove possibile, di migliorare la disposizione delle postazioni di lavoro per assicurare che il personale e gli utenti non siano direttamente esposti alle correnti d’aria o al freddo/caldo eccessivo.

Nel periodo invernale, dove la differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno è più marcata, possono bastare pochi minuti di apertura per fornire la stessa quantità d’aria; a differenza del periodo estivo che necessita di tempi più lunghi”.

È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno effettuando una ventilazione intermittente e incrociata (effetto diluizione), piuttosto che una sola volta per tempi prolungati”.

 

Cosa fare negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione UTA/VMC

Riguardo poi agli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione UTA/VMC (Unità di Trattamento d’Aria/Unità di Ventilazione Meccanica Controllata), consentendo il ricambio dell’aria in tutte le aree/ambienti occupati dell’edificio, questi impianti, laddove i carichi termici lo consentano, possono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche riducendo i tassi di ventilazione nelle ore notturne e nei fine settimana di non utilizzo dell’edificio e/o gli orari di accensione

In questo senso è importante “acquisire tutte le informazioni sul corretto funzionamento dell’impianto UTA/VMC (es. controllo dell’efficienza di funzionamento, perdite di carico, verifica del registro di conduzione, quota di ricircolo aria, tempi di scadenza della manutenzione, tipo di pacco filtrante installato, interventi programmati, ecc.).

Il consiglio – continua il documento – è di “mantenere lo stesso livello di protezione eliminando, ove è possibile, la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti chimici e biologici (es. batteri, virus, ecc.) accumulati nell’aria, favorendo così anche la riduzione della contaminazione dal virus SARS-CoV-2 e proteggendo i lavoratori, i clienti, i fruitori e i visitatori anche a scapito di un minor comfort termico”.

 

 

Considerando sempre le condizioni di sicurezza, è poi “opportuno aprire nel corso della giornata lavorativa finestre e balconi più volte a giorno per aumentare/rafforzare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria (effetto diluizione ottenendo quella che viene detta ventilazione combinata). La decisione di operare in tal senso spetta generalmente al responsabile della struttura in accordo con il datore di lavoro”.

 

 

Fonte: Punto Sicuro