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Covid-19: rifiuto del vaccino e infortunio

Covid-19: rifiuto del vaccino e infortunio

Gli operatori sanitari possono rifiutare il vaccino e chiedere l’infortunio in caso di contagio da COVID-19.

 

Un documento di Aldo De Matteis, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, si occupa della risposta dell’INAIL in merito all’infortunio e al rifiuto del vaccino da parte degli operatori sanitari.

 

Il rischio elettivo

Il rischio elettivo è una delle cause di esclusione dalla tutela infortunistica INAIL del lavoratore. Per configurare il rischio elettivo secondo la definizione descritta, viene richiesto che:

  • il lavoratore ponga in essere un atto non solo volontario, ma anche abnorme, nel senso di arbitrario ed estraneo alle finalità produttive;
  • il comportamento del lavoratore sia motivato da impulsi meramente personali, quali non possono qualificarsi le iniziative, pur incongrue e anche contrarie alle direttive del datore di lavoro, ma motivate da finalità produttive;
  • l’evento conseguente all’azione del lavoratore non abbia alcun nesso di derivazione con l’attività lavorativa.

La risposta dell’INAIL si sofferma sulla nozione di rischio elettivo per verificare se un dipendente possa ricorrere nel rifiuto di vaccinarsi; concludendo che il comportamento degli infermieri che rifiutano il vaccino non può costituire rischio elettivo, per mancanza del carattere della arbitrarietà; perciò anche chi rifiuta il vaccino ha diritto alla tutela assicurativa, se infettato in occasione di lavoro.

 

Rischio generico e prevenzione

Tuttavia, De Matteis ricorda che il virus SARS-CoV-2 costituisce una infezione pandemica e un rischio generico di tutta la popolazione e sostiene che i lavoratori vaccinati non si infettano, non danno perciò luogo alle prestazioni previdenziali relative, e non gravano sul bilancio dell’INAIL. I dipendenti non vaccinati sono gli unici che possono infettarsi, usufruire delle prestazioni sociali, gravare sul bilancio dell’INAIL e sugli oneri contributivi dei datori di lavoro.

 

Un lavoratore non vaccinato, potenziale diffusore del virus, costituisce un rischio per l’ambiente lavorativo, di cui è responsabile il datore di lavoro. Questo volontario aggravamento, contro elementari criteri di prudenza, costituisce, come nell’infortunio in itinere, secondo De Matteis, un rischio elettivo.

 

Il rifiuto intenzionale della misura di prevenzione più raccomandata, sicura e affidabile, provoca così un rischio permanente nell’ambiente lavorativo, contro il quale è difficile difendersi. Quindi De Matteis conclude sostenendo che si tratti di una scelta, perciò un rischio elettivo.

 

 

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Fonte: Punto Sicuro