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Covid-19: indicazioni sulle varianti

Covid-19: indicazioni sulle varianti

Un report di Iss-Ministero Salute-Aifa-Inail risponde a diversi quesiti sulle misure farmacologiche, di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-Cov-2; sorti con il progredire della campagna vaccinale e la comparsa delle diverse varianti del virus Covid-19.

 

Per rispondere ai quesiti sorti in riferimento alle varianti, è disponibile sul sito Inail una pubblicazione, redatta dal gruppo di lavoro Istituto superiore di sanità, Ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco e Inail. Come rileva il documento, sebbene sia ancora in corso di valutazione la possibilità che alcune varianti siano associate ad un quadro clinico più grave o se colpiscano maggiormente alcune specifiche fasce di popolazione, è noto, invece, che l’aumentata circolazione, per esempio, della variante cd. “inglese”, caratterizzata da una maggiore capacità diffusiva, può determinare un incremento significativo del numero di ospedalizzazioni, con conseguente impatto sui sistemi sanitari.

 

Lo studio sulle varianti del Sars-CoV-2

Al momento, tre varianti destano particolare preoccupazione: quella inglese, quella identificata in Sudafrica e infine, quella con origine in Brasile. Mentre in Italia si stanno attuando indagini per accertare la presenza e la diffusione di queste varianti e la campagna vaccinale anti-Covid-19 è attualmente in corso, sono sorti diversi quesiti sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni sostenute da varianti di Sars-CoV-2 sia di tipo non farmacologico sia di tipo farmacologico. In generale, una riduzione della circolazione virale nella popolazione è in grado di prevenire la diffusione delle varianti già note e lo sviluppo di  nuove varianti.

 

Quesiti sulle misure di prevenzione

I quesiti sono riportati nel documento e sono suddivisi in due gruppi. Nella trattazione sono affrontati argomenti come i test diagnostici; il comportamento dei lavoratori vaccinati; le persone che hanno ricevuto il vaccino fuori dall’ambiente di lavoro; i contatti di un soggetto vaccinato con una persona positiva; lo screening degli operatori sanitari e la vaccinazione di chi è già stato contagiato.

 

 

Fonte: INAIL