fbpx
Finalità e principi generali delle nuove indicazioni riguardanti la formazione e la tutela dei lavoratori in caso di infortunio.

Formazione e tutela del lavoratore infortunato

La ripresa delle attività economiche, dopo lo stop imposto dal lockdown a seguito della pandemia da SARS-COV-2, è caratterizzata da un andamento del trend infortunistico particolarmente preoccupante, specie nei settori tradizionalmente ad alto rischio come quello dell’edilizia.

 

In vista del presumibile incremento dei cantieri aperti nei prossimi mesi a seguito degli imponenti incentivi finanziari messi in campo dal Governo, come ad esempio il superbonus 110, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro mediante la circolare 27 agosto 2021, prot. n. 6023, ha diramato una serie d’istruzioni operative per dare il via ad una campagna di vigilanza straordinaria nel settore delle costruzioni, anche sulla scorta di quanto già prevede il Documento di Programmazione della Vigilanza per il 2021.

 

Attraverso questo documento si è provato a contrastare, in questo delicato frangente, la manodopera in nero e soprattutto il mancato rispetto delle norme di salute e sicurezza sul lavoro nei cantieri.

Per tale motivo nel provvedimento viene evidenziato che, in primo luogo, l’attività di vigilanza si concentrerà su queste due direttrici fondamentali e, per quanto riguarda l’ambito antinfortunistico, oltre alla consueta verifica delle condizioni di sicurezza verrà controllato anche il pieno rispetto dei protocolli anticontagio, che sono basati ancora sul protocollo condiviso nazionale.

La formazione del lavoratore

 

Ai fini della responsabilità del datore di lavoro e dell’ente in caso di infortunio sul lavoro, la formazione costituisce un accertamento centrale e tale adempimento non è escluso dal personale bagaglio di conoscenze del lavoratore, formatosi per effetto di pregresse esperienze lavorative (Cass. n. 30231 del 3 agosto scorso).

 

La Cassazione ha così confermato la condanna a carico di una società per le lesioni cagionate a un dipendente che, nel maneggiare una sega circolare, era entrato in contatto con la lama, riportando lesioni di durata superiore ai 40 giorni.

 

Nella sentenza si afferma: “La prova dell’assolvimento degli obblighi di informazione e di formazione del lavoratore non può ritenersi raggiunta attraverso la considerazione della circostanza che l’infortunato sapesse come fare funzionare una sega elettrica (…). La carenza, invero, non può essere colmata dalle conoscenze personali”.

 

La Cassazione ha altresì precisato come l’attenuante del risarcimento del danno riconosciuta alla persona fisica non comporti automaticamente una riduzione della sanzione a carico dell’ente.

 

La prima è un’attenuante comune destinata ad incidere sul trattamento sanzionatorio riservato all’imputato, la seconda è un’attenuante che riguarda l’ente. Il sistema introdotto con il D.Lgs. 231/01 ha disegnato un trattamento dedicato all’illecito della persona giuridica, avente proprie connotazioni peculiari, pertanto il collegamento prospettato dalla difesa è del tutto inconferente“.

 

Fonte: aodv231.it