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Frode sportiva e Decreto 231

Frode sportiva e Decreto 231

Il provvedimento recante la “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulle manipolazioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014”, ovvero la Legge 3 maggio 2019 n. 39, estende la responsabilità degli enti ai reati di frode sportiva in competizioni sportive e di esercizio abusivo di attività di gioco o di scommesse.

 

Viene quindi introdotto nel D. Lgs. 231/2001 l’art. 25 quaterdecies, in relazione alla legge recante “Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive“.  

 

Secondo il nuovo articolo, in relazione alla commissione dei reati di cui agli articoli 1 “Frode in competizioni sportive” e 4 “Esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa“, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

  • Per i delitti, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;
  • Per le contravvenzioni, la sanzione pecuniaria fino a duecentosessanta quote.

 

Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, lettera a) del suddetto articolo 25 del Decreto 231, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, per una durata non inferiore a un anno.

 

Il delitto di frode sportiva incrimina chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute. Al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo. Nonché “il partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa”.

 

Invece, il delitto di frode in competizioni sportive contempla diverse fattispecie connesse all’esercizio, organizzazione, vendita di attività di giochi e scommesse in violazione di autorizzazioni o concessioni amministrative.

 

(Fonte: AODV231)