Il whistleblowing è legge. Ecco le tutele per chi denuncia irregolarità e corruzione.

Uno strumento, fondamentale per la lotta alla corruzione, ancora visto con sospetto e diffidenza.

Montecitorio ha approvato la legge sul whistleblowing per tutelare chi denuncia irregolarità e corruzione, con 357 sì, 46 voti contrari e 15 astenuti. Un sì definitivo dopo anni di attesa e di perplessità.

 

Il whistleblower, letteralmente colui che soffia nel fischietto, è il dipendente che denuncia episodi di corruzione e irregolarità alla magistratura o all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), e non potrà essere punito per il suo gesto. In questo caso l’elenco delle punizioni è variegato: si va dal cambio di funzione al trasferimento o dal mobbing al licenziamento. Ogni azione punitiva o discriminatoria a danno del whistleblower diventa nulla e l’ente presso il quale questo lavora può essere sanzionato fino a 30 mila euro, cifra destinata a salire fino a 50 mila euro nel momento in cui, dopo la segnalazione di irregolarità, l’ente non avesse approntato le dovute verifiche o fosse venuto meno alle procedure decise dall’Anac.

Vige la segretezza assoluta. L’identità del whistleblower non verrà resa nota ma, nonostante ciò, le denunce anonime non vengono prese in considerazione.

 

Il testo prevede anche l’annullamento di ogni tutela in favore di quei segnalanti condannati per calunnia, diffamazione o per colpe gravi.

 

Una legge che migliora l’impianto previsto nell’articolo 1 comma 51 della legge Severino già applicata agli enti pubblici, nelle cui file si inseriscono ora anche gli enti di diritto privato sottoposti al controllo della cosa pubblica e che apre anche al settore privato, intervenendo sulla nullità di ogni atto discriminatorio o con il reintegro in caso di licenziamento.

(Fonte: AGI)

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