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Inquinamento ambientale: interesse e vantaggio dell’ente

Inquinamento ambientale: l’interesse e il vantaggio dell’ente, nei reati ambientali, coincide con la massimizzazione del profitto e nel risparmio di costi derivanti dalla mancata bonifica di aree contaminate.

 

Tuttavia, per procedere a sequestro preventivo di un termodistruttore, bisogna accertarsi dell’effettivo inquinamento, tale da comportare una tangibile compromissione dell’ambiente. E’ stato dichiarato anche dalla Cassazione nella sentenza n. 25049, dello scorso 5 giugno.

 

A causa di alcuni sversamenti di rifiuti nelle acque limitrofe, era stato contestato alla società che gestisce l’inceneritore l’illecito amministrativo di inquinamento ambientale (ex art. 452 bis c.p.), reato presupposto ai sensi dell’art. 25 undecies D.Lgs. 231/2001.

 

Era stato disposto il sequestro preventivo del termodistruttore al fine di predisporre un progetto di risanamento dell’area.

 

In seguito, il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, rilevando come le misure preventive adottate dall’azienda fossero sufficienti. Inoltre, i valori contaminati delle acque potevano ricondursi al fisiologico evolversi di sversamenti avvenuti prima che l’ente avesse in gestione l’inceneritore.

 

La decisione del riesame è stata confermata sostenendo che è necessario dimostrare “la comprovata estensione dell’inquinamento accertato nel 2009 ad altre aree e matrici ambientali rispetto al sito attualmente gestito” dalla società. Mancando tale dato di fatto, non possono considerarsi inefficaci le misure di messa in sicurezza poste in essere dall’azienda.

 

(Fonte: AODV231)

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