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Le misure urgenti del nuovo Decreto Fiscale

Da ormai diverse settimane si sta parlando delle norme in materia di salute e sicurezza contenute nel cosiddetto “Decreto fiscale” che è stato finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale. Attraverso la pubblicazione di questo decreto si tenta di porre un argine alla catena ininterrotta di morti sul lavoro che ha caratterizzato questo 2021.

 

Il testo del Capo III, che riguarda il rafforzamento della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, offre una interessante chiave di lettura riguardo a una reale possibilità di riduzione dei fenomeni infortunistici.

 

Le novità introdotte dal DL

 

Si tratta di un provvedimento assai importante che richiama l’esigenza di considerare la questione della prevenzione degli infortuni sul lavoro e la messa in opera di ogni necessaria misura di sicurezza, come questione fondamentale e un impegno prioritario, non soltanto per il rischio che da una inadempienza possano scaturire conseguenze assai pesanti sul piano sanzionatorio, ma per consentire che, prima di tutto per le giovani generazioni, il lavoro manuale torni ad apparire un’esperienza da vivere con interesse ed una strada alla propria realizzazione e non una sorta di “dannazione” da cui cercare di defilarsi, magari rifugiandosi nella schiera degli inattivi.

Il Governo ha scelto sostanzialmente due strade per combattere l’insicurezza che ancora appare troppo diffusa:

  • da un lato il rafforzamento dell’attività di coordinamento ed ispettiva, tesa a prevenire le situazioni di illegalità e di pericolo;
  • dall’altro l’inasprimento delle sanzioni nei confronti delle imprese inadempienti.

 

Le modifiche del Decreto legislativo 81/2008 includono anche il rafforzamento del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), per il quale si punta a una definitiva messa a regime e a una maggiore condivisione delle informazioni in esso contenute.

Sanzioni degli inadempienti

 

Cambiano le condizioni necessarie per l’adozione del provvedimento cautelare della sospensione dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni: basterà che venga riscontrata la presenza del 10% (e non più 20%) del personale “in nero” presente sul luogo di lavoro. Non solo, il D.L. precisa che gli Ispettori, constatato l’illecito, “adottano” senza nessuna discrezionalità le misure di sospensione dell’attività.

 

Così, ad esempio, la norma prevede che la sospensione per ragioni di sicurezza è adottata in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni o alle attività svolte dai lavoratori privi di formazione ed addestramento o del dispositivo di protezione individuale.
 L’Ispettorato potrà revocare la sospensione, solo se sussistano le seguenti condizioni:
regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria;
– accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
– rimozione delle conseguenze pericolose delle gravi violazioni di sicurezza.
Per la parte pecuniaria delle sanzioni il D.L. introduce la previsione dell’obbligo del pagamento di una somma aggiuntiva per ottenere la revoca e riprendere lo svolgimento delle attività sospese:
nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare il soggetto sospeso deve pagare una somma pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari ed a 5.000 euro se sono impiegati più di cinque lavoratori irregolari.

 

Continua ad esserci la possibilità di ottenere la revoca della sospensione senza pagare subito l’intera somma prevista, se su istanza di parte e fermo restando il rispetto delle altre condizioni richiamate, l’imprenditore sospeso paga immediatamente il 20% della somma aggiuntiva dovuta, mentre l’importo residuo, con una maggiorazione del 5%, va versato entro i sei mesi successivi alla presentazione dell’istanza di revoca.
Fonte: amblav.it