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Modello 231

Il modello 231 e i reati commessi dai subordinati

In riferimento al Modello 231, una recente sentenza della Cassazione Penale (Sez.VI, 6 dicembre 2018 n. 54640) si è occupata del caso di un reato, commesso da un soggetto subordinato.

 

Il D.Lgs. 231/01, infatti, agli articoli 6 e 7 distingue tra  reati commessi da soggetti in posizione apicale e reati commessi da soggetti “sottoposti all’altrui direzione”. In particolare l’art. 7, specifica che l’efficace attuazione del Modello 231, richiede:

 

  • una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni, ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività;
  • un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

 

In riferimento a ciò, la colpa organizzativa dell’ente nel caso di un reato commesso da un soggetto sottoposto all’altrui direzione, è rappresentata da un’insufficiente attività di direzione e vigilanza, “incentrata su un sistema di regole cautelari“.

 

Secondo la Corte, la responsabilità della persona giuridica può essere esclusa nel caso in cui, l’assetto organizzativo, risulti in grado di assicurare un’azione preventivaLa conseguenza è che solo l’effettivo esercizio di un mirato potere di direzione e controllo, è in grado di escludere la responsabilità, in riferimento ai doveri di direzione e vigilanza dell’art.7.

 

Dunque, nel caso di mancata adozione di Modelli 231, la responsabilità dell’ente va valutata sulla base dell’assetto ispirato a regole cautelari e destinato ad assicurare quell’azione preventiva. A secondo che si tratti o meno di un soggetto apicale.

 

In tal caso, risulta necessario provare che il fatto sia stato causato dall’inosservanza della necessaria attività di direzione e vigilanza.

 

 

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