sistemi di gestione ambientale e 231

I sistemi di gestione ambientale come presidio alla responsabilità dell’ente

Assolombarda ha pubblicato le Linee Guida dedicate a “Il Ruolo e il Valore della Certificazione Volontaria nella Prevenzione dei Reati Ambientali”, elaborate dal Gruppo di Lavoro Qualità Ambientale, nell’edizione aggiornata alla luce delle novità introdotte dalla L. 68/2015 e dallo standard UNI EN ISO 14001:2015.

Il tema oggetto delle Linee Guida, presentate in occasione del Convegno tenutosi presso la sede di Milano il 27 settembre 2018, è rappresentato dal contributo che i Sistemi di Gestione Ambientale certificati (SGA) possono fornire alla riduzione del rischio di commissione dei reati ambientali, in particolare quelli previsti come “presupposto” della responsabilità dell’ente, nella prospettiva di garantire l’idoneità e l’efficacia del Modello organizzativo adottato ai sensi del D.Lgs. 231/2001, tanto in via preventiva quanto ai fini difensivi nella fase della “patologia” processuale.

Il documento si sofferma, anzitutto, sull’evoluzione della disciplina penale ambientale all’interno del D.Lgs. 231/2001, la quale, a partire dall’introduzione dell’art. 25-undecies ad opera del D.Lgs. 121/2011 recante le prime fattispecie di reato presupposto, di natura prevalentemente contravvenzionale e di pericolo astratto (ad eccezione del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti), ha visto un successivo ampliamento per effetto della riforma del 2015 relativa ai c.d. ecodelitti di cui al Titolo VI-bis del Codice penale (di cui solo alcuni sono poi transitati nel “catalogo” del decreto).

L’estensione dei confini della responsabilità dell’ente, da un lato, e l’emissione nel 2015 della nuova versione della norma ISO 14001, dall’altro, hanno indotto le imprese a considerare con maggiore interesse l’opportunità di procedere ad un’integrazione tra Modello organizzativo e SGA certificato, il quale, di per se stesso, costituisce un fondamentale strumento di supporto ai fini della conformità normativa.

Le novità legislative in materia di reati ambientali – da ultimo, in particolare, l’introduzione nel Codice penale dei delitti di inquinamento ambientale e di disastro ambientale, quale possibili fonti di responsabilità dell’ente – hanno rinnovato l’attenzione sull’utilità che il SGA certificato è in grado di offrire in sede di adozione o, comunque, di aggiornamento del Modello organizzativo, quale “sponda efficace” capace di garantire gran parte dei requisiti esimenti previsti dall’art. 6 del D.Lgs. 231/2001.

A tal fine, il documento, dedicata una doverosa premessa sui concetti di “rischio” e di “rischio-reato” all’interno dei due macrosistemi regolatori, procede ad una meticolosa disamina dei diversi componenti del SGA letti “in chiave 231”, comprensiva dei profili relativi al controllo operativo e alla gestione del rapporto con i fornitori, con un focus sui rapporti tra sistema certificato e Organismo di Vigilanza.

In quest’ottica, le Linee Guida, attesa l’assenza nella disciplina di settore di criteri per la redazione dei Modelli organizzativi specificamente dedicati alla prevenzione dei reati ambientali, avanzano una proposta di riforma legislativa – sulla falsariga di quanto previsto in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (art. 30 D.Lgs. 81/2008) – che introduce anche in ambito ambientale una serie di requisiti “speciali” di idoneità del Modello organizzativo e una presunzione (relativa) di conformità dei SGA certificati al Modello organizzativo per le parti corrispondenti.

(Fonte: AODV231 | Autore: Avv. Matteo Riccardi)