Whistleblowing, le Linee guida di Confindustria

Confindustria ha di recente diffuso una nota illustrativa su “La disciplina in materia di whistleblowing”, nella quale illustra i principali contenuti della legge 179/2017 e offre una serie di chiarimenti (teorici e pratici) agli enti dotati di Modello “231”.  

 

Viene innanzitutto precisata la differenza tra i concetti di “riservatezza” e “anonimato” del segnalante: se il primo presuppone la rivelazione dell’identità, il secondo non comporta alcuna condivisione di nominativi o altre informazioni personali.

 

A tal riguardo, i Modelli organizzativi potranno certo contemplare le segnalazioni anonime, ma con la consapevolezza di «rendere più complessa la verifica della fondatezza della denuncia, con il rischio di alimentare denunce infondate e mere doglianze che hanno poco a che fare con la tutela dell’integrità dell’ente».

 

Circa le modalità di segnalazione (su cui la legge non interviene, se non chiedendo almeno un canale informatico idoneo a garantire la riservatezza del whistleblower), Confindustria ritiene che queste «possano essere realizzate anche attraverso l’utilizzo di piattaforme informatiche anche gestite da terze parti indipendenti e specializzate, oltre che con l’attivazione di caselle di posta elettronica dedicate».

 

Il Modello dovrebbe inoltre indicare esplicitamente a quale soggetto o organo indirizzare le denunce. Il destinatario va quindi individuato «alla luce della natura, delle caratteristiche dimensionali, della struttura di eventuali gruppi societari di riferimento e dell’eventuale esigenza di applicare ulteriori regolamentazioni riguardanti lo specifico settore di attività».

 

Potrebbe essere, ad esempio, un soggetto o comitato specificamene individuato (quale l’Organismo di Vigilanza); un ente o soggetto esterno dotato di comprovata professionalità, che si occupi di gestire la prima fase di ricezione delle segnalazioni in coordinamento con la società; il responsabile della funzione compliance; un comitato rappresentato da soggetti appartenenti a varie funzioni (legale, internal audit o compliance ); il datore di lavoro nelle PMI.

 

Un destinatario efficace e “naturale” – in quanto «autonomo e indipendente» – è proprio l’OdV, l’unico in grado di soddisfare a pieno le finalità della legge, cioè salvaguardare l’integrità dell’ente e tutelare il whistleblower. Finalità che «difficilmente potrebbero essere perseguite se, invece, le segnalazioni venissero recapitate a soggetti nei cui confronti il segnalante abbia una posizione di dipendenza funzionale o gerarchica ovvero al presunto responsabile della violazione ovvero ancora a soggetti che abbiano un potenziale interesse correlato alla segnalazione».

 

Tra le possibili soluzioni operative, tuttavia, l’impresa potrebbe valutare anche l’ipotesi di indirizzare le segnalazioni «a un soggetto esterno che abbia competenze in materia di diritto penale ed esperienza nel settore», dal quale poi ottenere «una valutazione qualificata e documentata della denuncia ricevuta»

 

L’opzione agevolerebbe la gestione interna e, peraltro, risulta favorita «da un’ulteriore nuova disposizione della legge n. 179/2017 (art. 3, co. 2) che sembra assicurare soltanto al professionista esterno alcune garanzie affini a quelle riconosciute al difensore nel processo penale (art. 103 c.p.p.), che possono facilitare la gestione equilibrata delle segnalazioni».

(Fonte: AODV231)

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